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mercoledì , 8 luglio 2020
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Dal Salone del Gusto di Torino un grande segno di rispetto per il cibo

Il Salone del Gusto di Torino è arrivato alla sua giornata conclusiva e per l’occasione questa sera la Cena degli Chef sarà una cena di avanzi. Certo,  già immaginiamo che ci saranno commenti e magari qualcuno potrebbe trovare questa scelta solo di facciata. Ma noi pensiamo invece che sia un gesto importante. Un segno concreto di come si può rispettare il cibo, vivere in modo sostenibile e abbattere gli sprechi e la fame nel mondo.

Da uno studio della Coldiretti risulta che nel nostro Paese vengono buttati via e sprecati il 30% delle derrate alimentari. Negli Stati Uniti il 50%. E’ un dato enorme, se pensiamo che ci sono 6 miliardi di persone che soffrono la fame.

Di piu’! Da un altro studio, riportato proprio oggi sui quotidiani, il 20% dei bambini italiani è in sovrappeso o addirittura è obeso già al di sotto dei 3 anni di età.  (ricerca GfK Eurisko, commissionata dal Mese della nutrizione infantil) bambini obesi perchè ricevono troppo cibo o perchè ricevono quasi l’80% di nutrimenti sbagliati.-fonte APCOM)

Imparare a rispettare il cibo. Ricominciare ad attribuire il giusto valore al cibo. Rispettare il pianeta e le persone che ci vivono. Significa smetterla di sprecare, smetterla di acquistare prodotti che non ci servono. Smetterla di acquistare quantità che non consumiano. Smetterla di voler mangiare le pesche del Perù, la carne argentina, le primizie fuori stagione. Smetterla di organizzare le nostre dispense e i nostri frigoriferi come se ci fosse una carestia incombente. Smetterla di sostenere, anche involontariamente una produzione e una distribuzione che impone percorsi lunghissimi e perversi al cibo, prima di arrivare sulle nostre tavole.

Significa allora fare la spesa in modo attento, consapevole e responsabile. Non solo perchè in questo modo risparmiamo sui costi, ma perchè realizziamo in modo semplice, quotidiano e civile, uno stile di vita che ci sfami, senza alimentare lo sfruttamento. Significa scegliere prodotti a km.zero, a filiera corta. Prodotti di stagione. Prodotti che siano coltivati in modo rispettoso.

E significa anche insegnare ai nostri figli, con l’esempio, prima che con le parole, ad alimentarsi in modo sano, equilibrato, rispettoso. Uno modo di vivere che intanto combatta gli sprechi.

E’ una grande sfida e insieme una bellissima avventura, per tutti noi, riscoprire in quanti modi diversi può essere preprato uno stesso ingrediente. E quante ricette diverse possiamo inventare, con lo stesso prodotto. E che piatti straordinari possono nascere, semplicemente utilizzando gli avanzi del pranzo o della cena. Reinventando ogni volta un menu diverso.

E’ il modo naturale e sano che hanno cercato di insegnarci i nostri nonni, prima che diventassimo una società opulenta e sprecona. E’ il modo naturale e sano di vivere ed alimentarsi di una società in cui però non esistevano gli intolleranti, i celiaci, i bambini obesi a 3 anni, gli adulti in guerra col cibo.

Noi siamo persuasi che amare la cucina e il cucinare significa per forza essere innamorati del cibo, della terra e dei suoi prodotti, del rito della condivisione. Perchè dar da mangiare è un gesto d’amore. E per esserlo davvero, deve essere fatto da ingredienti e gesti ricchi d’amore.

Questo è proprio quello che ha cercato di riaffermare Vandana Shiva, Vice-presidente di Slow Food e Presidente del movimento ambientalista Navdanya, che al Salone del Gusto ha presentato una serie di proposte per razionalizzare la produzione di cibo.

In cucina, anche nell’alta cucina, è finito il tempo dell’estetica ed è arrivato quello dell’etica, del rispetto dei prodotti e di chi li lavora.

E come si può fare concretamente?

Partendo dal presupposto che attualmente siamo circa 6 miliardi di persone sulla Terra, e produciamo cibo per sfamarne 8 miliardi, bisogna ùrazionalizzare la produzione e la distribuzione.

Navdanya chiede che le fattorie preservino la biodiversità, e non la distruggano come succede sempre più spesso nei Paesi in via di sviluppo.

Chiede che il circuito industriale non produca più surplus “apposta”, che non vengano più gettati quei prodotti come frutta e verdura che non soddisfano certi standard,

che si smetta con l’esportazione e l’importazione dello stesso prodotto all’interno dello stesso Paese, ed infine di tornare alle “origini del cibo”.

Riscoprirne il valore in termini economici, ma anche in termini di valore nutritivo, in termini di possibilità di utilizzarlo al meglio, rispettarne la stagionalità e la produzione.

Sull’eco di Vandana Shiva, gli Chef del Salone del Gusto stasera prepareranno la cena di chiusura utilizzando gli avanzi e gli scarti.

Una cena-evento che è un arrivederci alla prossima edizione all’insegna del non-spreco, del recupero e del riuso, della fantasia e della convivialità.

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