sabato , 1 ottobre 2016
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Operazioni SEPA e nuovo standard XML ISO 20022

Il primo febbraio 2016 ha segnato per le aziende italiane il passaggio definitivo agli standard SEPA anche per le operazioni RID.
La Banca Centrale Europea nel 2012 ha introdotto per i 15 paesi dell’area Euro, i 12 aderenti all’UE ma con valuta propria e i 5 paesi del continente europeo non aderenti all’Unione, il SEPA, acronimo che rappresenta il progetto denominato Single Euro Payments Area, ovvero la creazione di un area in cui gli standard per i pagamenti siano uguali per tutti i paesi coinvolti.

Il nuovo standard XML ISO 20022

Oggi il progetto SEPA si basa sull’utilizzo di protocolli gestiti con il nuovo standard XML ISO 20022, che va a sostituire i vecchi standard utilizzati a livello nazionale. Gli standard altro non sono che regole da seguire al fine di uniformare gli strumenti tecnici ed informatici delle banche per automatizzare il sistema dei pagamenti nei paesi europei.
L’obbligo di aderire ai nuovi standard scattava in realtà dal primo febbraio 2014, ma la Banca d’Italia aveva derogato di due anni tale scadenza con l’intento di agevolare le imprese italiane.
Rientrano nell’obbligo di utilizzo dei nuovi standard le operazioni di bonifico e di RID, ne restano fuori le RIBA, vale a dire le Ricevute Bancarie, ed i pagamenti MAV e RAV così come i bollettini bancari.
Per quanto riguarda i bonifici, il nuovo protocollo prevede che siano eseguiti con le regole del SCT (Sepa Credit Transfer), che prevede alcune specificità come ad esempio l’obbligo di utilizzare la valuta Euro, l’assenza di limiti per l’importo da trasferire, il tempo massimo di esecuzione di un solo giorno lavorativo, e l’utilizzo del codice IBAN quale unico identificativo per l’esecuzione dell’operazione. Inoltre per i trasferimenti tra i paesi aderenti al SEPA cadrà, dal 2016, l’obbligo di fornire anche il codice BIC. Il costo del bonifico SEPA sarà lo stesso del precedente sistema utilizzato.
Per quanto attiene al RID, questo verrà sostituito dal nuovo strumento dell’SDD (Sepa Direct Debit), come per il suo predecessore l’addebito dovrà essere richiesto dal creditore fornendo l’autorizzazione all’incasso sottoscritta dal debitore. Al debitore verrà assegnato un codice identificativo, il Creditor Identifier, assegnato direttamente dalla banca.

Cosa cambia per i privati?

Per i privati le novità non comporteranno alcun cambiamento, tanto per le operazioni di cassa, quanto per le operazioni eseguite tramite internet banking, vale il principio della continuità: saranno le banche stesse a uniformare automaticamente i pagamenti e i bonifici ai nuovi standard previsti.

Cosa cambia per le imprese?

Per le imprese il discorso è diverso. Quelle che utilizzano gestionali informatizzati infatti, dovranno adeguare i sistemi conformandoli agli standard della XML ISO 20022, che rispetto agli standard precedenti prevede la comunicazione di informazioni aggiuntive. Tuttavia il grande vantaggio sarà proprio per le imprese che attraverso un unico conto corrente, detenuto in qualsiasi paese SEPA, potranno gestire incassi e pagamenti effettuati con i paesi europei.

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